Vai a: [Contenuto] [Menu]

Questo sito è ottimizzato per qualunque browser che supporti gli standard del web, ma è accessibile da tutti i browser o periferiche Internet.

Vaffanfulla ovvero Il giorno della Marmotta
martedì, 26 febbraio 2008, 14:43 - Musica, Film, Storie di vita
Dopo un lungo periodo di vita sociale praticamente assente, a causa dei tentativi di diventare un futuro giovane ricercatore precario, finalmente io e la G! ci siamo concessi un lungo week-end di vita sociale.

[Ok, qualcosa in realtà l’ho fatta, non è che stavo proprio chiuso in casa. Sono andato a Milano a vedere gli Smashing Pumpkins. Oddio, non erano proprio gli Smashing Pumpkins, era Billy Corgan che con un altro gruppo faceva delle cover degli SP. Credo che il nome fosse Smashing Beans, ma forse mi confondo.]

Giovedì
In realtà Giovedì ho lavorato, ma un presagio mi ha fatto capire che era ora di relax. In camera ho un piccolo calendarietto, di quelli a cui ogni giorno si strappa il giorno. Giovedì mattina appena sveglio strappo il nuovo giorno. Vado a farmi il caffé (mai fare nulla prima del caffé) e dopo averlo bevuto torno in camera e come prima cosa ri-strappo il giorno. Da giovedì il calendario passa direttamente a sabato. Strabuzzo gli occhi, forse sto ancora dormendo? No, salta proprio il venerdì. Mi preparo per uscire devo parlare a ingegneri e architetti di Psicologia Ambientale (che ovviamente non è il mio campo, ma fuori dall’università quando ti pagano sei esperto di qualsiasi cosa!). Chiamo la G! al telefono e le racconto del calendario.
tsu: …e così anziché Venerdì c’era Sabato!!!…ahahahah
G!: ma oggi è Venerdì?
tsu: …
G! è Giovedì o è Venerdì?
tsu: ehr…

Per tre giorni in camera mia è stato sabato. Ok, ho proprio bisogno di relax.

Venerdì
Serata nel quartiere. Io abito al confine tra il Pigneto e TorPignattara (in realtà è ancora Pigneto dove sto io, ma la gente non ci crede mai!) ed è pieno di cose da fare qui. Visto che giochiamo in casa, lasciamo la macchina parcheggiata e giriamo a piedi. Arriviamo fino da Margarì, una pizzeria napoletana che ci hanno consigliato. Ottima pizza, buoni fritti ad un prezzo abbordabilissimo. Peccato che appena entriamo scopro che al tavolo a fianco a me c’è una coppia di miei vecchi amici dell’università. Oh che bello! Ah, no…lui ha gli occhi rossi e lei le lacrime. Forse non era il momento di andare lì a salutarli gioioso. Vabbé.
Dopo la pizza, raggiungiamo sempre a piedi un po’ di amici che stazionano all’isola pedonale del Pigneto. Non lo avevo ancora visto di sera (per me esistono solo San Lorenzo e Trastevere, gli altri sono sempre e solo luoghi di passaggio) e devo dire che sembra interessante. Però la destinazione di questa sera è il Fanfulla 101 un localino dove si entra con la tessera Arci (5 euro) e poi si balla e si beve. La musica non è male, i cocktail costano 4 euro e il locale piuttosto affollato. Forse un po’ troppo per permettere alla gente di fumare, tant’è che dopo un po’ non si respira. Però ci divertiamo abbastanza fino alle 2, quando dovremmo tornare a piedi fino casa. Fortuna che un’anima pia ci raccatta e ci riporta a casa, sennò saremmo arrivati stremati.

Sabato
La G! aveva già visto Miss Kittin al Brancaleone ad Ottobre. Valeria era con lei, anche se in realtà era poco presente. Io non c’ero proprio. Quindi si decide che ci andiamo. Un tempo frequentavo assiduamente il Branca di Venerdì, alle serate di Agatha e consideravo la serata del sabato un po’ coatta. Non tanto per la musica, era una serata House ma comunque con bella musica, quanto per la gente che questo tipo di musica richiama. Comunque il Branca era ancora considerato un centro sociale (più di una volta gente uscita da lì era stata pestata da fascistelli) e non richiamava certa gente, non tanto per motivi ideologici, quanto per la fama di centro sociale.
Ora che si è scrollato di dosso questa nomea e che viene considerato più un locale come tanti altri, ci va un po’ chiunque. Ma forse manco troppo.
Arriviamo verso mezzanotte e c’è una fila piuttosto lunga. Armati di pazienza e di una bottiglia di vino ci mettiamo pazientemente in coda. La gente che vediamo intorno a noi non è proprio delle migliori ma pazienza (anche se ce li guardiamo un po’ con la puzza sotto il naso). Non è che una volta le persone che ci andavano fossero dei santi, c’era sempre quello che si imbucava a metà fila per saltarla, ma almeno se glielo facevi notare facevano una risatina imbarazzata, cercavano di corromperti offrendoti da bere, e magari se ne andavano con la coda tra le gambe. Quelli di sabato no. Non solo saltavano la fila, ma pure con arroganza come se gli fosse dovuto.
tsu: oh coso, guarda che c’è una fila!
coatto: e allora?
tsu: allora non puoi passarmi avanti!
coatto: vabbé passa avanti.
tsu: beh dillo pure a quelli dietro allora.
coatto: che volemo fa’ ‘na guera?

La guerra non l’abbiamo fatta e lui si è tolto dalle palle perché i suoi amici si sono sentiti in imbarazzo a stare lì e hanno cominciato a prenderlo per il culo e se ne sono andati. Non so se si siano fatti la fila dall’inizio ma sicuramente hanno provato ad imbucarsi da molto più indietro.
Tempo 10 minuti e di nuovo un’altra guera:
coatta: ei, guarda che stavo passando.
tsu: no, ti stavi imbucando!
coatta: vabbé ma io c’ho gli amici che stanno già dentro.
tsu: …
vale: vabbé ma ti rendi conto che anche noi vogliamo entrare?
tsu: vale lascia stare, non ci può arrivare.

Questa è rimasta talmente umiliata da ciò che le avevo appena detto che non solo non è passata perdendosi gli amici che si erano imbucati davanti a noi, ma persino quelli dietro non l’hanno fatta passare e ne abbiamo perse le tracce. Credo stia ancora lì ad aspettare.

Per il resto la serata è stata figa, anche se abbiamo avuto problemi con li bar e quindi siamo rimasti a secco: provate voi ad attraversare una sala stracolma di gente per arrivare al bancone e poi scoprire che devi attraversare metà sala per arrivare alla cassa. Ora che ci siamo riusciti aveva chiuso. Ma porc*°*°°*°.

Domenica
Dopo esserci svegliati alle 4 del pomeriggio (non abbiamo più il fisico per rientrare all’alba!) abbiamo deciso che era tanto che non andavamo al cinema. Anzi, una birretta e poi il cinema. Scegliamo di andare verso Piazzale degli Eroi, perché lì c’è un cinema che fa Sweeney Todd di Tim Burton e il Lapsutinna che è una birreria con una vasta scelta di birre belghe. Al pub abbiamo bevuto e mangiato abbondantemente e molto bene, anche se forse abbiamo speso oltre ogni previsione. Enormi piatti di patatine condite con ottima birra. Anche se ci hanno costretti a vedere Amici di Maria De Filippi e ci hanno piazzato proprio sotto il televisore, mentre la figlia della proprietaria se lo guardava entusiasta. Magari è necessario rivedere alcuni piccoli particolari.
Il film, invece, è stato proprio bello. Un grande Johnny Deep che nella parte diabolica del barbiere assassino ci sta proprio bene e pure brava lo è stata Helena Bonham Carter che ormai fa sempre ruoli in cui siano previsti capelli da pazza. Ormai Tim Burton è sempre di più nel mio olimpo privato dei registi.

Lunedì
È stato solo Lunedì 25 Febbraio.

Martedì
Anche oggi è stato Lunedì 25 Febbraio. Ok, il mio calendarietto da i numeri. Sempre gli stessi, ma li da.
What if there is no tomorrow? There wasn't one yesterday.

  |  permalink
Wong Kar Wai
sabato, 16 giugno 2007, 18:40 - Film
Dopo le mie disavventure col governo cinese sono stato invitato a riappacificarmi con loro interessandomi delle loro produzioni cinematografiche, che erano carenti su queste pagine (e così speriamo che si decidano a rendermi nuovamente visibile!).
Per la precisione mi è stato caldamente consigliato (un'offerta che non potevo rifiutare...) di vedere i film di Wong Kar Wai. E mi si hanno segnalato tre film, da vedere nell'ordine: Hong Kong Express, Angeli perduti, In the Mood for Love.

Premettiamo che in fatto di cinema cinese sono abbastanza ignorante (e quindi sono stato giustamente censurato). Inoltre, non sono un esperto, mi piacciono i film, me li vedo. Punto. E a volte ne parlo. A sproposito. Punto (a maggior ragione, censura!).

Insomma, tutto mi sarei potuto aspettare ma non dei film così belli. Ma belli sul serio. No, di più. Non so perché, ma avevo qualche pregiudizio sul cinese. Niente di trascendentale, ma avevo visto qualche cosina di quelle ultra-spettacolari che, per carità, belle si, ma di livello decisamente diverso.

Wong Kar Wai è qualcosa di diverso. C'è da dire che probabilmente l'essere di Hong Kong, e quindi inserito in un ambiente più internazionale, lo rende a se stante nel panorama cinematografico. Ma non ho al momento molti punti su cui basare quella che è una intuizione dettata dal fatto che non ne conosco altri.

Sono tre film molto diversi anche se hanno una linea di fondo spesso molto simile: in tutti e tre casi sono presenti storie d'amore molto difficili, tormentate, a volte taciute. Però non è facile pensare a questi film come a dei film d'amore (specie se pensate a certi film europei).

Sono costruiti con una regia molto insolita che usa spesso piccoli trucchetti (come il rallentato) per dare forza alle emozioni dei personaggi. Cosa che per altro, riesce benissimo perché ci si lascia facilmente coinvolgere.

Personaggi e storie intrecciate, un'ironia molto particolare, scene fumose. Di ingredienti ce ne sono in abbondanza per rendere i suoi film qualcosa di assolutamente godibile.

Saluti cinesi al mondo, again.
  |  permalink
Death of a President
giovedì, 12 aprile 2007, 17:14 - Film
Sono un tipo a cui piacciono cose tranquille e non c'è niente di meglio secondo me di una serata tranquilla CENA + CINEMA. Il mio standard in questo periodo è cena giapponese e cinema presso un grosso centro commerciale poco fuori Roma (ecco già li sento "un centro commerciale? sei un figlio del consumismo" e blablabla, almeno sentite cosa ho da dire prima!).

Mi piace perché il ristorante giapponese lì non costa uno sproposito. Si beh non pensate che vi paghino per mangiare, però con circa 25 euro uscite soddisfatti. Ovvio non è una cosa che si fa tutti i giorni, però non è male. E poi proprio sopra il ristorante c'è il più grande multisala d'europa, 24 confortevoli sale. Ecco magari queste costano un paio di euro di più del cinema a San Lorenzo, però hanno spesso una scelta decente. Nel senso che avendo a disposizione 24 sale non trasmettono solo "ho voglia di te" e altre fregnacce simili. Lì c'ho visto Il grande capo di Lars von Trier in una sala in cui eravano in due di martedì sera (si avete letto bene, in due) e l'ultima volta c'ho visto il mockumentario "Death of a President" in una sala dove di venerdì eravamo in 8. Ora per essere un multisala secondo me hanno un bel coraggio, però finché ci provano nonostante 'sti risultati io ci vado.

Ah si nelle intenzioni volevo parlavi di Death of a President, ma poi sono partito con la filippica sul multisala. Che dirvi? Ben girato e ben fatto, ma piuttosto noioso. L'idea di uccidere un presidente non è nuova. Tra re, presidenti e politici ne hanno sempre fatti fuori un sacco quindi non c'è niente di particolarmente sconvolgente, tranne forse il fatto che Dick Cheney, in quanto attuale vice-presidente, diventa presidente degli USA.
  |  permalink
Brazil
giovedì, 5 aprile 2007, 18:05 - Film
Vi è mai capitato di esservi persi qualcosa di sorprendente e di esserne totalmente all'oscuro? Finché ne siete all'oscuro vivete bene, ma quando poi scoprite ciò che vi mancava e vi rendete conto che magari potevate ignorarne per chissà quanto ancora l'esistenza ringraziate lo scampate pericolo e accendete un cero sotto la statua del santo protettore delle strade illuminate.

Sono un grande fan di Terry Gilliam, ma ignoravo del tutto Brazil. Com'è accaduto? Quando è uscito ero troppo piccolo. Quando sono cresciuto nessuno me ne ha parlato. Diventato adulto qualche accenno sporadico. Fino a che qualcuno per caso me lo presta "non puoi non averlo visto". Cazzo è vero! Come ho fatto a non vederlo per tutto questo tempo?

Il film più bello e sorprendente di Gilliam. Mentre lo vedevo stentavo a credere che fosse del 1985 (il fatto che Robert De Niro fosse particolarmente giovane destava qualche sospetto, in verità).

Un sogno ad occhi aperti come quelli del protagonista, un fantastico Jonathan Pryce. Emozionante e incredibile, ambientato in un futuro dove la burocrazia è sovrana (sembra un po' il mondo alieno dei Vogon di Douglas Adams).

Va visto. Assolutamente. Che fate? State ancora lì? Sbrigateviiii!
  |  permalink
Clerks 2
giovedì, 29 marzo 2007, 18:27 - Film
Ho sentito dire che era osceno. Ho sentito dire che non era ai livelli del primo. Ho sentito dire che però meritava. Ho tappato le orecchie e me lo sono visto lo stesso. Dopo aver amato Clerks, non potevo non vedere Clerks 2.
Quelli che non l'hanno ancora visto probabilmente non vorranno sapere il mio giudizio. Quelli che l'hanno visto concorderanno o meno. Ora vi dico la mia.

E' vero. Il primo film è unico e una cosa unica in quanto tale non ammette copie. Però io ho riso. E diverse volte. E alcune trovate mi hanno ricordato il primo episodio. Altre un po' meno. I ritmi non sono proprio gli stessi. Ma già il modo in cui inizia il film vale la visione di tutto il resto (già li sento i soliti criticoni "si, poteva anche finire lì"). E' sicuramente un'operazione di marketing, ma un film ha sempre come scopo quello di fare soldi.

Già però è vero che ho ben poco da dire a riguardo, perché se il primo era un cult il secondo non lo sarà, ma questo già lo sapevamo: quanti sequel sono diventati film di culto? Me ne vengono in mente davvero pochi (potremmo iniziare il bel giochino "ditemi i vostri sequel degni di essere stati girati"): Ritorno al futuro 2 & 3, Il padrino parte II, Rocky III. No non figura anche Clerks 2. Però vale la pena vederlo.

Memorabile: la scena in cui Randall, accanito Star Wars Fan, si scaglia contro il fan de Il signore degli anelli.
  |  permalink
John Belushi
lunedì, 5 marzo 2007, 23:09 - Film
Sono molti gli attori che hanno una carriera folgorante e poi con la loro morte entrano nel mito: James Dean, Marylin Monroe, Rodolfo Valentino, River Phoenix (vabbé magari lui proprio mito non è, però avete capito che intendo!).
Nessuno di questi può essere paragonato a John Belushi. Parliamoci chiaro, Belushi non era un ribelle costruito ad hoc per le scene: se avete visto Animal House sapete cosa intendo (se non lo avete visto, cosa avete fatto tutti questi anni???).

E' un mito che è rimasto in molti cuori, le sue battute, le sue espressioni, il modo in cui si muoveva.


Oggi sono 25 anni dal giorno in cui se n'è andato.
Ci manchi John.
La scena è il solo posto dove sono consapevole di quanto sto facendo.


P.S. Vi segnalo un paio di begli omaggi a Belushi su Desktop Tales e su L'orso ciccione.
  |  permalink  |  Un interessante spunto per ciò che avete or ora letto
Winter break
domenica, 31 dicembre 2006, 15:52 - Musica, Libri, Film, Storie di vita
Al fin giunsi. Le vacanze invernali mi hanno sempre un po' spezzato la schiena. LE feste, il cibo, l'ozio. E' più di una settimana che non mi alzo dal letto prima delle 12.00. Che se uno ci pensa è una bella vita, ma alla fine logora. Si perché lo stato di ozio mentale al tempo stesso non è anche fisico. Non so quanti giorni sono che non vado a dormire prima delle 2. Molti quelli che ho toccato il letto dopo le 3. Anche quando sono rimasto a casa la sera sono andato a dormire che erano le 3.30.

Eh si che di cose da raccontare ne avrei. Poi con il Natale di mezzo, si sa come vanno le cose, poi scrivo, ok oggi no ma domani, magari più tardi. E il cazzeggio la fa da padrone.

Il 20 dicembre sono andato a vedere al Palladium Gli Originali. E che è? Avete presente le colonne sonore di "Roma a mano armata", "La banda del gobbo" e "Lo chiamano trinità"? Hanno in comune le colonne sonore di Franco Micalizzi, grande autore del funk italiano degli anni '70. Beh il signor Micalizzi era al Palladium con la sua orchestra con questo progetto folle in cui lui suonava le musiche dei film in una specie di crossover con il meglio del rap italiano: Kaos, Colle del fomento, Turi, Moddi, Tayone e il breaker Next One. Una serata coraggiosa e decisamente ben riuscita.
La nota divertente della serata è che siamo riusciti ad imbucarci negli spalti riservati soprastanti la platea da dove si vedeva decisamente meglio.

Sono stato poi al Nuovo Sacher, il cinema di Moretti, a vedere Ecce bombo restaurato. Sinceramente non me lo ricordavo così pieno di momenti divertenti. Sebbene un gran film me lo ricordavo un po' più pizzoso. La sorpresa è stata piacevole, ho avuto modo di rivalutare un film che comunque ricordavo come interessante (penso che l'ultima volta l'avevo visto 15 anni fa!). Alla fine del film si è presentato il signor Moretti in persona. Non avendo un diario del film (dice che all'epoca la reputava una cosa bambinesca) ci ha letto il diario di un altro suo film, "Caro diario". Pu ammirando molto il suo lavoro, l'ho trovato decisamente arrogante e autocelebrativo. Eravamo nel suo cinema, alla fine della proiezione di un suo vecchissimo film, con lui che ci leggeva il suo diario di un altro suo film. Un po' troppo. Quantomeno alla fine stava lì al bar e si faceva avvicinare da tutti. Ma forse ci godeva solo il suo momento di gloria.

Ho letto un breve libretto molto carino. Si chiama Neve ed è scritto da Maxence Fermine, scrittore francese che ha scritto una "Trilogia del colore" di cui questo è il primo atto. E' un racconto ambientato nel Giappone dell'800 ed ha come protagonista un poeta autore di haiku, delle brevi poesie di tre versi e 17 sillabe. Il libro è molto gradevole e si legge in una serata, ma ha secondo me la pecca di voler imitare troppo lo stile della letteratura giapponese e la differenza si vede. Inoltre secondo me ci sono anche alcuni refusi che non so se siano dovuti alla traduzione italiana o appartengano davvero all'autore (il protagonista ad un certo punto pianta una croce nel luogo dove è sepolta una donna, ma dubito che un giapponese, molto probabilmente di religione scintoista, possa piantare una croce, notoriamente simbolo cristiano). Vale comunque una bella serata. Essendo molto suggestivo suggerisco un vinello passito e un caminetto come atmosfera! :)

Infine, sono andato a vedere un altro film: Il mio migliore amico del Francese Patrice Leconte. E' una divertente storia che racconta del tentativo di un antiquario di farsi un amico in seguito ad una scommessa con la sua socia. Il film ha decisamente uno humour molto francese (se avete visto i film di Francis Veber sapete di cosa parlo) ed è molto piacevole, se non fosse per il finale televisivo (è ambientato in un noto programma televiso) che rovina un po' il tutto.

Questo è sostanzialmente il riassunto sbrigativo delle due settimane in cui non vi ho detto nulla (secondo i maligni non avevo nulla da dire, ma come vedete avevo anche troppo), ma questo non ha impedito a tutti voi di continuare a farvi vivi sul mio sito (guardando le statistiche si scopre di avere lettori affezionati anche a Olsztyn, Polonia, che visita regolarmente il mio blog).

Essendo oggi l'ultimo giorno del 2006 non posso che rivolgervi un augurio di buona fine e buon principio. Spero che l'anno appena passato sia stato per voi ricco di successi come, in fin dei conti, lo è stato per me. E se così non fosse vi auguro che l'anno entrante possa permettervi di migliorare.

Un abbraccio e un saluto a quanti hanno accompagnato e resto speciale quest'anno e a quanti si sono persi per strada. Magari avremo modo di rincontrarci nel corso di questo nuovo anno, o magari nel prossimo, chissà.
The dreams in which I’m dying are the best I’ve ever had

  |  permalink  |  Un interessante spunto per ciò che avete or ora letto
The Departed
venerdì, 3 novembre 2006, 15:02 - Film
In questo periodo mi capita di parlare solo di film. Forse è perché ascolto sempre la stessa musica e concerti non ce ne sono. Forse è perché sono piantato da 3 mesi su un mattone in inglese e non leggo altro fino a che non l'ho finito (testa dura abbruzzese) e non appena ce l'avrò fatta ho una pila di libri non letti sotto il letto che mi aspettano. Forse è perché sono ad un lembo dallo scivolare di nuovo nella fase Monochrome (ascoltate la canzone di Yann Tiersen e capirete di cosa parlo, però per essere davvero nella fase Monochrome bisogna scoltarla parecchie volte al giorno) e non trovo stimolante nessuno degli input che mi arriva. E anche vero che questo periodo ho studiato molto per sostenere l'esame di ammissione al dottorato di ricerca (mi sono appena inguaiato per i prossimi 3 anni: io ci guadagno una vita da precario, voi se vi va bene una nuova sezione di storie dedicata alla vita del dottorando) quindi non ho poi fatto molto. E quel poco che ho fatto non avevo voglia di raccontarvelo (nella fase Monochrome oltre ad ascoltare diverse volte al giorno la canzone, ci si comporta anche in modo svogliato).
E così ogni tanto ho trovato almeno qualche film che ha stimolato la mia curiosità e la voglia di raccontarvelo: se ha avuto successo con me, di certo può scuotere anche voi.
Dignam: Io sono quello che sta facendo il proprio lavoro. Tu devi essere l'altro.

The Departed è l'ultimo capolavoro di Martin Scorsese che per fortuna dopo la debacle di The Aviator ha deciso di tornare sui film di gangster che decisamente gli riescono meglio.
Il film ha un intreccio decisamente complesso, basato su una sotria di infiltrati e tradimenti.
Vi recitano un grande Jack Nicholson, un bravo Matt Damon, ma soprattutto (e qui parte la sviolinata)un grandioso Leonardo Di Caprio che dimostra ancora una volta di non essere solo un belloccio ma un attore con le palle (è dai tempi di Gangs of New York che lo dico e in pochi mi credono).

Oltre ad un gran cast - ci sono anche Alec Baldwin e Martin Sheen - il film ha anche una gran sceneggiatura con delle battute che secondo me sono spettacolari. Difficile ricordarsele tutte, anche perché alcune di quelle che mi ricordo estrapolate dal film perdono decisamente.
Mr French: Ci sono ragazzi che puoi colpire e ragazzi che non puoi colpire. Ecco, lui non è uno di quelli che non puoi colpire, ma è molto vicino ad essere uno di quelli che non puoi colpire.

Mentre sin qui pare siano tutti d'accordo, il finale ha lasciato più d'uno sconcertati e delusi. A me è piaciuto perché non è un finale scontato come poteva rischiare di essere e, soprattutto, non lo è doppiamente perché vi lascia stupiti più di una volta (anche se ammetto che una risata liberatoria con commento del tipo "ma dai stai esagerando" m'è scappata).
Comunque, è secondo me una pellicola che entra a pieno titolo nell'olimpo dei grandi film di mafia.
Frank Costello: Io non voglio essere il prodotto del mio ambiente, voglio che l'ambiente sia un mio prodotto.

  |  permalink
Big Fish
mercoledì, 25 ottobre 2006, 16:15 - Film
Se dovessi dire che genere cinematrografico, letterario, musicale, mi piace davvero senza dubbio direi che ciò che mi piace è dove si raccontano belle storie, belle favole.
Ne sono talmente avido, forse perché in fondo incapace di raccontarle io stesso, che ne sono alla continua ricerca. A volte forse perdendo un po' di vista il reale scopo.
Ma quando poi le incontro, quando ci inciampo sopra, non posso fare altro che restare a bocca spalancata col fiato interrotto, il cuore che batte e le lacrime agli occhi.

Sono in pochi a questo mondo che sanno davvero raccontare favole e solo uno riesce a metterle su cellulosa.
In questi il grande Tim Burton ce ne ha regalate tante - Edward mani di forbice, Charlie e la fabbrica di cioccolato, Nightmare before christmas, Beetlejuice - ma una, una davvero è in grado di emozionarmi fin nel profondo, di farmi battere il cuore, di farmi venire i brividi, di farmi ridere a crepapelle, sognare e piangere, si anche piangere.
Big fish è un film che non si può raccontare così su due parole, è un film di cui non si può raccontare una trama, perché in fondo non è altro che un'emozione ininterrotta di due ore, e che non potrà non continuare a scuotere le vostre anime anche dopo.
Come si fa a raccontare un'emozione, pensate all'ultima volta che avete odiato, che avete amato, che siete stati male per qualcosa o qualcuno, pensate all'ultima volta che avete sognato. Come fate a parlarne? Come potete raccontarlo?
Tim Burton ci riesce e lo fa benissimo. Io no e non ve ne parlerò. Non vi dirò nulla. Posso solo provare a trasmettere quello che io ho provato vedendolo e non è facile nemmeno quello.

Lo so, sembra un grosso spottone, però è difficile scrivere con i brividi sulla pelle e le lacrime agli occhi e non è nemmeno la prima volta che lo vedo.
Dicono che quando uno incontra l'amore della sua vita il tempo si ferma. Ed è vero!

  |  permalink
Nuovo Mondo
domenica, 22 ottobre 2006, 19:53 - Film
Con l'autunno molti animali vanno in letargo. Così quest'anno, in controtendenza rispetto allo scorso anno quando facevo spesso e volentieri le 6 del mattino, ho deciso di provare anche io. Devo dire che in fondo non è poi così male: fondamentalmente l'attività principale è dormire. Confesso che in realtà più che una letargia fisica la mia è mentale. Anche se effettivamente quella fisica prende gran parte del mio tempo.
Purtroppo lo stato letargico ha anche qualche effetto negativo: la lattuga in frigo marcisce, le multe non pagate raddoppiano, il blog perde lettori e quelli che non se ne vanno diventano impazienti.
Essendo personaggio di estrema serietà non scrivo per scrivere, soprattutto se a causa della letargia non sono ispirato.

Se poi uno si va a vedere film poco ispiranti è ancora peggio. Diciamocelo chiaramente, 'sto Nuovo Mondo che ci rappresenterà agli Oscar hollywoodiani non è che sia poi un gran filmone.
Come film è sicuramente piacevole, ma un conto è essere piacevoli, un conto meritare di rappresentare il cinema nostrano.
Difficile dire cosa non andasse davvero nel film, qualche bella scena c'è anche stata.
L'unico motivo per cui potrebbe piacere agli americani è per l'epopea dell'immigrazione che adesso guardano con orgoglio (visto che a giudicarla ovviamente sono i figli degli immagrati).
Forse un finale migliore ci stava tutto, però magari non ve lo racconto. ;)
  |  permalink

Altre notizie