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Marzo
mercoledì, 9 aprile 2008, 14:20 - Musica, Storie di vita
Se vi venisse in mente di risparmiare soldi tagliando la vostra bolletta telefonica sappiate che
l'unico risparmio sarà quello dei mesi passati senza linea.
Si, perché dopo aver pensato da furbacchioni di abbandonare Telecom siamo andati verso il blocco totale della linea. Ora mi collego con il cellulare.

Però di cose ne sono successe, a cominciare dal fatto che sono andato in trasferta a Perugia a fare delle lezioni. Pubblico tosto quello perugino, non applaude nemmeno dopo il bis. Epperò sembra essere andato tutto bene (un po' meno per la mia autostima ma quella ai fini del curriculum pare non conti, a meno che uno non lo segnali, ma si può omettere tranquillamente).
Mentre ero lì ho finalmente visto questa splendida città arroccata su un cucuzzolo e piena di stranieri. Un ambiente davvero frizzante. Già che c'ero ho pure visitato la mostra del Pintoricchio: certe madonne! No sul serio, era tutta centrata sulle madonne con bambino. Tra l'altro nemmeno tutte del Pintoricchio: non credo che sarà qualcosa che ricorderò negli anni.

Qualcosa che ricorderò sono invece due concerti a cui ho assistito.

Ad inizio mese sono andato a vedere gli Eels all'Auditorium. Questa storia inizia quando sono andato a comprare i biglietti direttamente lì. Una signorina mi ha fatto vedere il monitor con tutti i posti disponibili:
Signornina Auditorium: il biglietto unico per la sala costa 25 euro, potrebbe prendere questi che sono rimasti in galleria.
tsu: scusi, ma quelli verdi sono quelli liberi?
S.A.: si
tsu: e quei due in prima fila?
S.A.: sono liberi.
tsu: beh allora prendo quelli.
S.A.: ma sono in prima fila!!!

Forse non le sembravo degno della prima fila oppure pensava che, come al cinema, i posti in prima fila non fossero granché, però sembrava decisamente turbata nel volerci dare i posti in prima fila (mentre io ero decisamente eccitato all'idea).
E in effetti un po' l'abbiamo pagata: nessuno ci aveva avvertito che alle 21 non sarebbe il concerto, ma un docufilm sulla vita del padre di Mark Oliver Everett, anima del gruppo: il documentario parlava di Hugh Everett III, celebre fisico americano che ha proposto l'interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica. Ora non è perché si parlasse di fisica quantisca in inglese senza uno straccio di sottotitolo (faccio fatica a seguire un film senza l'ausilio del sottotitolo in inglese sotto) anziché farci vedere il concerto che volevamo. Il problema stava nel fatto che la proiezione avveniva su un enorme telo posto davanti il palco. Ossia a un metro e mezzo da noi. Il che ha avuto forti ripercussioni sul mio collo che è stato dolorante per svariati giorni.
Alla fine poi il concerto è iniziato e devo dire: ne valeva la pena. A parte la goduria di vedere un concerto come se fossi nel salotto di casa mia, la performance è stata eccezionale: Everett si è presentato inizialmente da solo e poi a lui si è aggiunto The Chet, uno che la musica ce l'ha davvero nel sangue e che per tutto il concerto si è alternato tra chitarra, batteria, tastiere e sega (che incredibilmente ha lo stesso suono del Theremin). Nel frattempo si sono anche abbandonati a qualche momento di pura comicità: le lettere dei fan, l'incontro tra Everett e non ricordo che attrice e le recensioni dei concerti (stupendo il siparietto in cui legge soddisfatto una recensione e poi si accorge che è degli Eagles!). Insomma una gran serata. Peccato che sono stati un po' tirchi e non hanno concesso bis (l'assenza di bis provoca sempre una delusione!)

A fine mese mi sono concesso una trasferta fino a Firenze per vedere nientepopòdimenoche i Portishead (ancora esistono? io sono rimasto ai primi due album degli anni 90! tranquilli stanno ancora lì, il terzo esce ora!). A causa di un sacco di impegni è stata una fuitina con repentino ritorno: siamo partiti in macchina nel pomeriggio e siamo ritornati in piena notte.
Vedere i Portishead dal vivo è stata una grande emozione, non pensavo davvero che un giorno avrei potuto sentire la splendida voce di Beth Gibbons. Un concerto emozionante, anche se quella sera non eravamo nelle condizioni migliori per un concerto (ma questa è una storia che non posso raccontare). I vecchi pezzi sembrano ancora attuali e quelli nuovi erano decisamente interessanti (anche se sono rimasto perplesso da 1 o 2 pezzi che sembravano più dei Daft Punk che loro). Adesso mi mancano i Massive Attack a luglio e sono davvero soddisfatto.
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Vaffanfulla ovvero Il giorno della Marmotta
martedì, 26 febbraio 2008, 14:43 - Musica, Film, Storie di vita
Dopo un lungo periodo di vita sociale praticamente assente, a causa dei tentativi di diventare un futuro giovane ricercatore precario, finalmente io e la G! ci siamo concessi un lungo week-end di vita sociale.

[Ok, qualcosa in realtà l’ho fatta, non è che stavo proprio chiuso in casa. Sono andato a Milano a vedere gli Smashing Pumpkins. Oddio, non erano proprio gli Smashing Pumpkins, era Billy Corgan che con un altro gruppo faceva delle cover degli SP. Credo che il nome fosse Smashing Beans, ma forse mi confondo.]

Giovedì
In realtà Giovedì ho lavorato, ma un presagio mi ha fatto capire che era ora di relax. In camera ho un piccolo calendarietto, di quelli a cui ogni giorno si strappa il giorno. Giovedì mattina appena sveglio strappo il nuovo giorno. Vado a farmi il caffé (mai fare nulla prima del caffé) e dopo averlo bevuto torno in camera e come prima cosa ri-strappo il giorno. Da giovedì il calendario passa direttamente a sabato. Strabuzzo gli occhi, forse sto ancora dormendo? No, salta proprio il venerdì. Mi preparo per uscire devo parlare a ingegneri e architetti di Psicologia Ambientale (che ovviamente non è il mio campo, ma fuori dall’università quando ti pagano sei esperto di qualsiasi cosa!). Chiamo la G! al telefono e le racconto del calendario.
tsu: …e così anziché Venerdì c’era Sabato!!!…ahahahah
G!: ma oggi è Venerdì?
tsu: …
G! è Giovedì o è Venerdì?
tsu: ehr…

Per tre giorni in camera mia è stato sabato. Ok, ho proprio bisogno di relax.

Venerdì
Serata nel quartiere. Io abito al confine tra il Pigneto e TorPignattara (in realtà è ancora Pigneto dove sto io, ma la gente non ci crede mai!) ed è pieno di cose da fare qui. Visto che giochiamo in casa, lasciamo la macchina parcheggiata e giriamo a piedi. Arriviamo fino da Margarì, una pizzeria napoletana che ci hanno consigliato. Ottima pizza, buoni fritti ad un prezzo abbordabilissimo. Peccato che appena entriamo scopro che al tavolo a fianco a me c’è una coppia di miei vecchi amici dell’università. Oh che bello! Ah, no…lui ha gli occhi rossi e lei le lacrime. Forse non era il momento di andare lì a salutarli gioioso. Vabbé.
Dopo la pizza, raggiungiamo sempre a piedi un po’ di amici che stazionano all’isola pedonale del Pigneto. Non lo avevo ancora visto di sera (per me esistono solo San Lorenzo e Trastevere, gli altri sono sempre e solo luoghi di passaggio) e devo dire che sembra interessante. Però la destinazione di questa sera è il Fanfulla 101 un localino dove si entra con la tessera Arci (5 euro) e poi si balla e si beve. La musica non è male, i cocktail costano 4 euro e il locale piuttosto affollato. Forse un po’ troppo per permettere alla gente di fumare, tant’è che dopo un po’ non si respira. Però ci divertiamo abbastanza fino alle 2, quando dovremmo tornare a piedi fino casa. Fortuna che un’anima pia ci raccatta e ci riporta a casa, sennò saremmo arrivati stremati.

Sabato
La G! aveva già visto Miss Kittin al Brancaleone ad Ottobre. Valeria era con lei, anche se in realtà era poco presente. Io non c’ero proprio. Quindi si decide che ci andiamo. Un tempo frequentavo assiduamente il Branca di Venerdì, alle serate di Agatha e consideravo la serata del sabato un po’ coatta. Non tanto per la musica, era una serata House ma comunque con bella musica, quanto per la gente che questo tipo di musica richiama. Comunque il Branca era ancora considerato un centro sociale (più di una volta gente uscita da lì era stata pestata da fascistelli) e non richiamava certa gente, non tanto per motivi ideologici, quanto per la fama di centro sociale.
Ora che si è scrollato di dosso questa nomea e che viene considerato più un locale come tanti altri, ci va un po’ chiunque. Ma forse manco troppo.
Arriviamo verso mezzanotte e c’è una fila piuttosto lunga. Armati di pazienza e di una bottiglia di vino ci mettiamo pazientemente in coda. La gente che vediamo intorno a noi non è proprio delle migliori ma pazienza (anche se ce li guardiamo un po’ con la puzza sotto il naso). Non è che una volta le persone che ci andavano fossero dei santi, c’era sempre quello che si imbucava a metà fila per saltarla, ma almeno se glielo facevi notare facevano una risatina imbarazzata, cercavano di corromperti offrendoti da bere, e magari se ne andavano con la coda tra le gambe. Quelli di sabato no. Non solo saltavano la fila, ma pure con arroganza come se gli fosse dovuto.
tsu: oh coso, guarda che c’è una fila!
coatto: e allora?
tsu: allora non puoi passarmi avanti!
coatto: vabbé passa avanti.
tsu: beh dillo pure a quelli dietro allora.
coatto: che volemo fa’ ‘na guera?

La guerra non l’abbiamo fatta e lui si è tolto dalle palle perché i suoi amici si sono sentiti in imbarazzo a stare lì e hanno cominciato a prenderlo per il culo e se ne sono andati. Non so se si siano fatti la fila dall’inizio ma sicuramente hanno provato ad imbucarsi da molto più indietro.
Tempo 10 minuti e di nuovo un’altra guera:
coatta: ei, guarda che stavo passando.
tsu: no, ti stavi imbucando!
coatta: vabbé ma io c’ho gli amici che stanno già dentro.
tsu: …
vale: vabbé ma ti rendi conto che anche noi vogliamo entrare?
tsu: vale lascia stare, non ci può arrivare.

Questa è rimasta talmente umiliata da ciò che le avevo appena detto che non solo non è passata perdendosi gli amici che si erano imbucati davanti a noi, ma persino quelli dietro non l’hanno fatta passare e ne abbiamo perse le tracce. Credo stia ancora lì ad aspettare.

Per il resto la serata è stata figa, anche se abbiamo avuto problemi con li bar e quindi siamo rimasti a secco: provate voi ad attraversare una sala stracolma di gente per arrivare al bancone e poi scoprire che devi attraversare metà sala per arrivare alla cassa. Ora che ci siamo riusciti aveva chiuso. Ma porc*°*°°*°.

Domenica
Dopo esserci svegliati alle 4 del pomeriggio (non abbiamo più il fisico per rientrare all’alba!) abbiamo deciso che era tanto che non andavamo al cinema. Anzi, una birretta e poi il cinema. Scegliamo di andare verso Piazzale degli Eroi, perché lì c’è un cinema che fa Sweeney Todd di Tim Burton e il Lapsutinna che è una birreria con una vasta scelta di birre belghe. Al pub abbiamo bevuto e mangiato abbondantemente e molto bene, anche se forse abbiamo speso oltre ogni previsione. Enormi piatti di patatine condite con ottima birra. Anche se ci hanno costretti a vedere Amici di Maria De Filippi e ci hanno piazzato proprio sotto il televisore, mentre la figlia della proprietaria se lo guardava entusiasta. Magari è necessario rivedere alcuni piccoli particolari.
Il film, invece, è stato proprio bello. Un grande Johnny Deep che nella parte diabolica del barbiere assassino ci sta proprio bene e pure brava lo è stata Helena Bonham Carter che ormai fa sempre ruoli in cui siano previsti capelli da pazza. Ormai Tim Burton è sempre di più nel mio olimpo privato dei registi.

Lunedì
È stato solo Lunedì 25 Febbraio.

Martedì
Anche oggi è stato Lunedì 25 Febbraio. Ok, il mio calendarietto da i numeri. Sempre gli stessi, ma li da.
What if there is no tomorrow? There wasn't one yesterday.

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Civis Romanus Sum
domenica, 11 novembre 2007, 18:01 - Musica, Storie di vita
Alla fine ce l’ho fatta. Ho smesso di essere un padoaschioppano bamboccione e ho cominciato finalmente la vera vita del bassosalariato. Quella in cui vivi in una stanza convivendo con due persone (in altre stanze) e uno stendino (nella tua stessa stanza) e ogni 5 euro di spesa il tuo cuore sussulta pensando “io non ce la posso fare ad arrivare a fine mese”. E poi devi fare le pulizie, fare il bucato, rifarlo perché non è venuto bene. Ricordarti che devi fare la spesa sennò non mangi.
In più vivi nello smog. Quello vero. Te ne accorgi per la quantità di polvere che si accumula nella stanza in solo 4 giorni. Penso che una cosa del genere sia impossibile da replicare persino in un laboratorio.
Però al tempo stesso è divertente. Non sono abituato ad avere sotto casa tutto il campionario dei negozi apribili. E poi ci sono un sacco di persone (pure troppe se stai cercando parcheggio alle 2 di notte), scendi un momento e non ti senti solo. Poi ci sono gli amici che ti passano a trovare e che puoi raggiungere a piedi. E pensare che per me la macchina era indispensabile pure per prendere un caffé al bar. Insomma, ora ho iniziato una nuova vita. Incrociamo le dita.

Nota a margine. Sono andato a sentire il concerto dei The Accelerators al Piper. Volevo tralasciare questo punto ma poi ci ho ripensato: il Piper è il locale più costoso che ci sia a Roma e trovo scandaloso che pretenda di far pagare 12 € di biglietto per un concerto di band locali di giovedì; e infatti il locale era giustamente semi-deserto per la capienza che ha. Questo però è un peccato per le band che hanno suonato (oddio, non proprio un peccato per tutte perché in alcuni casi era meritato).
The Accelerators sono una band di Roma molto interessante e che secondo me va tenuta d’occhio. Molte influenze diverse, un cantante con una gran bella voce (dire quasi un Eddie Vedder de ‘noantri), una miscela interessante di popjazzrock e David Bianco a produrli. Se vi capita sentiteli.

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Ikea
lunedì, 22 ottobre 2007, 12:09 - Storie di vita
Ovviamente se uno non si riduce all'ultimo minuto non è contento. Tra la preparazione della rassegna di fine anno per il dottorato e l'organizzazione del trasloco ho smesso di avere una vita. L'unica cosa che mi sono concesso è In questo mondo libero di Ken Loach. Bello. Bellissimo. Ma non ho tempo di parlavene, quindi vedetevelo da soli.

Avete mai visto Ikea di domenica pomeriggio? No? Io si. E non è un bello spettacolo, ve lo assicuro. Sapevo che sarebbe stato traumatico, ma dovendoci andare con mio padre era l'unico giorno possibile.

Lo spettacolo che ho visto è stato ben recinzito da Johnny Palomba, qui letto dal mitico Mastrandrea. Quello con il letto sul motorino sono io (non so se è stato più difficile sceglierlo o caricare tutto sulla macchina).


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Umbilical town
martedì, 9 ottobre 2007, 01:03 - Storie di vita
"hey, it's me again, I'm faded . . . could I please come over?"

Non so se vi è mai capitato di avere un sacco di cose per la testa ma di non riuscire a esplicitarne nemmeno una. Avete idee, pensieri, preoccupazioni, voglie. Eppure se provate a voler anche solo dire la cosa più semplice, il vuoto. Nulla. Zero assoluto.

Sto lavorando a quello che dovrebbe essere il prodotto finale del mio primo anno di dottorato. Una rassegna bibliografica. Ossia una relazione che parla di una serie di articoli scientifici messi insieme per un qualche motivo. Noioso. Inutile. Per carità, la formazione serve. Ma io perdo tempo a leggere pacchi di articoli tutti uguali solo per poter dire alla fine "ho fatto il mio lavoro, posso cominciare con il resto?". A me sembra che qualcosa non vada.

Saranno i trentanni compiuti che mi fanno sentire vecchio e quindi aumentano la voglia di concludere qualcosa, sarà che l'entusiasmo prima o poi si spegne. Non lo so. Cerco di andare avanti cercando di dirigere la (scarsa) concentrazione su quello che è l'obiettivo a breve termine più importante.
Nel frattempo rimando la realizzazione delle cose che mi frullano per la testa, rimando un trasloco ormai prossimo, rimando letture più interessanti.
Sono talmente tante le cose che rimando che ogni tanto senti la necessità di ricordarmi che sono vivo. Abito in un posto tranquillo. Fin troppo. E quando verso le 2 vado a dormire (non riesco mai prima) non c'è rumore. Ma nessuno davvero. E quel vuoto, quell'assenza di rumore, mi terrorizzano. Mi verrebbe voglia di gridare "c'è nessuno?". Ma oltre allo svegliare i miei e forse un vicino penso che non accadrebbe poi molto altro.
E' incredibile a dirsi ma chi mi conosce sa che per dormire ho bisogno di silenzio. Eppure ricordo il modo in cui quest'estate dormivo in mezzo al casino (seppur con qualche precauzione), dormivo sereno. Questo silenzio invece mi distrugge.

Ogni tanto provo a svegliarmi. Un concerto. Un film. Mi sono appassionato a qualche nuovo telefilm e finalmente sono ricominciati i vecchi (se non avete mai visto Scrubs, svegliatevi). Provo a rivalutare vecchi album che non mi erano piaciuti. Tiro fuori vecchi libri da sotto il letto.

Il tutto sembrerebbe portare a qualcuno che è depresso, me ne rendo conto. Eppure è solo voglia di concretizzare qualcosa che viene continuamente e forzatamente smorzata. Perché bisogna andare per gradi, perché ci sono dei tempi da attendere, perché non è che puoi fare come ti pare, perché il modo irruento di fare le cose che spesso ho porta sempre a disastri. Se c'è una qualità che mi manca è la pazienza. Si dai bravi, ditelo pure, "bella scoperta!".
so I take comfort in the only life I know
where you can do what you want
in umbilical town

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Il tour dell'impero Austro-Ungarico
mercoledì, 5 settembre 2007, 01:32 - Storie di vita, In giro per il mondo
Non è che mi sono dimenticato del blog. È che il rientro dalle vacanze è una gran brutta bestia. Se poi hai passato delle vacanze magnifiche e lunghe il rientro diventa deprimente. Dopo che hai percorso più di 3000 Km, visitato 3 capitali, bevuto Kozel, visto e ascoltato 15 concerti, buttato da 30 metri (tranquilli c’era un elastico a proteggermi), dormito in tenda, in ostello, in un hotel (a 4 stelle mica cazzi) e in un appartamento nel centro di una delle più belle città d’Europa…ma come diamine fa il rientro ad essere easy???

Ed è che così che a Settembre ti ritrovi davanti ad un monitor cercando di non deprimerti pensando che stati tentando di scrivere un articolo che non cambierà nulla nel mondo della scienza se non accorciare di un anno il cammino verso la fine del dottorato (bisogna porsi obiettivi adeguati al proprio passo!). E tutto questo cercando di pensare che vorrei raccontare la mia estate sul blog. Ma come fai a trasmettere venti giorni di una simile vita?

D’ispirazione in ispirazione ci proverò. Vi annuncio tre (e dico tre ma penso che mi sa che saranno pure quattro!) puntate dei miei appunti di viaggio. So che non aspettavate altro, Settembre è triste, già ogni tanto si sente un freddo incipiente e ricominciare con la solita routine è dura.

Ma cosa vi aspetta? Beh, ho visitato il fu impero Austro-Ungarico. Cioè sono stato a Budapest, Praga e Vienna. Senza dimenticare (il che è davvero impossibile) che a Budapest sono stato per una settimana sull’isola di Obuda dove si svolgeva il Sziget Festival (uno dei, se non il, festival più grande d’Europa). Il tutto viaggiando sulla mia macchinetta con un portabagagli colmo al limite dell’inverosimile e la compagnia della G! (che ha anche tentato di staccarmi la testa a morsi, ma forse questa è meglio se non la racconto!).

Nel frattempo ho anche compiuto 30 anni e comincio saltuariamente a deprimermi (chi sono, cosa faccio, dove vado, come finire, etc etc, le solite cose di cui si lamentano tutti i trentenni e di cui ne abbiamo le palle piene). Però la novità è che sto per abbandonare il nido familiare (della famiglia, non nel senso di abituale), perché ho trovato casa (casa…una stanza!) per conto mio.

Infine, giusto oggi (anche perché oggi è uscito insieme alla mailing list che lo segnala) ho scoperto di essere stato segnalato sul sito dei Wu Ming per la mia recensione a Manituana (anche se forse non gli è piaciuto tantissimo, non tanto per quel “asciuttamente”, visto che sono stato effettivamente sintetico, tanto per quel “dice la sua”!). Quindi colto da una punta di vanteria, segnalo la segnalazione.

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La realtà esiste
sabato, 28 luglio 2007, 19:39 - Musica, Storie di vita, In giro per il mondo
Ce ne è voluto di tempo per finire di sistemare le cose lasciate in sospeso, nonostante sia stato via una sola settimana, le ultime cose da chiudere prima delle tanto sospirate vacanze (manca ancora una lunga interminabile settimana) che un po' avevo rimandato in vista della mia assenza. Complice anche questo caldo afoso che si porta via la poca voglia di lavorare, ci ho messo davvero tanto.

E così ho dovuto lasciare indietro il blog e non aggiornare i pochi che non sono ancora a crogiolarsi sotto il sole in una bella spiaggia su cosa abbia fatto tutto questo tempo.

Cominciamo dal fatto che desideroso di prepararmi ai mega concerti dello Sziget Festival che mi vedranno impegnato ad Agosto, sono stato al mega concerto di Circo Massimo che vedeva protagonisti i Genesis. Sono sincero, non sono mai stato un loro grande fan. In realtà non sono un grande fan del progressive in generale, anche se dagli anni '80 in poi non si possono certo etichettare come gruppo progressive. Gli unici due dischi che abbia mai avuto dei Genesis sono Selling England by the pound e We can't dance. Questo non per sfoggiare una cultura musicale ma per dire che mi sono sottoposto al massacro del Circo Massimo non tanto per loro, quanto spinto dalla curiosità.
La serata mi ha confermato che nonostante tutto mi piacciono più i Genesis con Peter Gabriel che quelli successivi, anche se questo non penso che cambi le vostre vite più di tanto (al limite potete usare queste informazioni per non regalarmi un loro disco). Ciononostante il concerto mi è piaciuto, è stata una bella serata e ho visto un bello spettacolo. Ho respirato terra (non avete idea di quanta terra ci fosse nell'aria, smossa dalla presenza di tutte quelle persone) per ore e me la sentita in gola fino al giorno dopo.

Il giorno dopo, mentre appunto ancora respiravo terra, sono partito per fare una Summer School. E' usanza durante il periodo di dottorato fare una scuola estiva che aiuta il futuro ricercatore a saperne di più su alcuni aspetti specifici della propria materia o su metodi e tecniche di ricerca. Io per una settimana ho parlato di statistica. Il prof, una persona squisita come poche se ne trovano in giro, ci ha detto che era il corso più avanzato che avesse mai tenuto. E i nostri cervelli fusi se ne sono resi conto. Otto ore di lezione al giorno, metà la mattina, metà al pomeriggio. E la sera come bravi bimbi a letto presto. Questo, però, solo pochi secchioni. Noi altri la sera facevamo tardi a bere. Il risultato è stato che di giorno per rimanere svegli e attenti consumavamo litri di caffé (ho pagato e mi serviva seguire, quindi non potevamo fregarcene), a causa dei bagordi notturni che spesso si sono protratti fino a notte fonda. Per fortuna che il prof veniva con noi, così non abbiamo mai dovuto giudicare le facce sbattute. Tornato a casa ho dormito quasi dodici ore di fila, tanta era la stanchezza. E mi sono riportato anche due bei chiletti in più, visto che tra coffee break, pranzi, cene e alcool non facevamo che ingozzarci (piadina, prosciutto, squacquerone...e se non sapete cosa sia lo squacquerone vi consiglio un giro da quelle parti!).

Durante questa settimana c'è stato anche tempo per un fuga a Ferrara. Ero contento di andare a questa summer school, ma rosicavo troppo perché in quei giorni Damien Rice avrebbe suonato a Roma. Come risolvere? Con internet, ovviamente. Fatta una piccola ricerca ho scoperto che suonava anche a Ferrara, che distava solo 130 chilometri da dove stavo io. Non vicinissimo, ma sempre meglio che arrivare a Roma. Così, con due compagni di corso ci siamo fatti mezza giornata a Ferrata (eh si, ho fatto sega alle lezioni del pomeriggio!) che è una cittadina davvero interessante, e poi mentre loro la sera si facevano un giro io mi sono visto il concerto nella piazza di fianco al castello.
Conoscendo i suoi album, mi aspettavo un concerto molto struggente con lacrime a fiumi e invece è riuscito a sorprendermi non poco, interpretando le sue canzoni in chiave più rock e lasciandomi letteralmente senza fiato. Mi piacciono molto i suoi testi e mi piace tantissimi la sua voce che reputo una delle migliori al momento in circolazione. Ora posso dire che mi piace anche la forza e la grinta che mette nei suoi live. Ne è valsa davvero la pena di farmi tutti quei chilometri.

E come ci ha ripetuto il nostro prof per tutta la settima, ricordatevi che la realtà esiste!
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Il quesito con la Neko
mercoledì, 18 luglio 2007, 09:22 - Storie di vita
Sono fuori per lavoro (sono ad un corso di metodologia in Romagna, vino cibo e ogni tanto statistica) quindi non ho molto tempo per aggiornare il blog.
Ne approfitto per condividere con voi, lo splendido disegno che L'orso ciccione mi ha inviato.

A presto!


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Little boy
domenica, 8 luglio 2007, 02:20 - Storie di vita
Ci siamo quasi. Poco meno di un mese e andrò ufficialmente a far parte della schiera dei trentenni. Non sono uno che ama fare bilanci (certo, il fatto che questi siano spesso in negativo forse aiuta a non volerli fare). Però che piaccia o no, quando ci si avvicina a questo numero viene spontaneo porsi qualche domanda. Si perché se fino ai 29 eri ancora giustificato da quel 2 davanti a sentirti un po' adolescente, quel maledetto 30 ti mette di fronte alla realtà dei fatti. Già ogni tanto i pischelletti ti chiamano "signore", che poi io sembro pure più giovane di quello che sono, ma arrivando ai 30 cominci pure a calartici un po'. Beh ho trentanni sono un adulto. Ma chi? IO????

C'è un supermercato dove ogni tanto vado, nel quale ogni volta che metto piede (mi è successo anche oggi!) incontro qualche vecchio compagno di scuola. Sembra che vadano tutti lì. E il bello è che andavo a scuola in un paese vicino al mio. Avrà i prezzi migliori. Comunque, tutti questi miei compagni di scuola che incontro lì, sono invariabilmente o sposati o sposati con prole. E se non sono sposati hanno la prole. Hanno un lavoro più o meno stabile, il mutuo da pagare e una station wagon (o una monovolume).

Tra me e loro c'è più o meno la stessa distanza che intercorre tra la luna e la terra.

Ho un'utilitaria, vivo a casa con i miei, ho un conto in banca che prosciugo tra concerti, cene fuori e vacanze e sto da talmente poco con la mia donna che è già tanto se l'ho presentata ai miei amici (in realtà ancora non a tutti).

Mi guardo intorno e mi accorgo che però le persone più vicine che ho sono praticamente tutti come me. Almeno non mi sento un alieno.

Eh però ti senti chiedere lo stesso "allora quando ti sposi" "quand'è che tu metti la testa a posto" "guarda che prima o poi tocca pure a te". Chissà se lo fanno per convincersi che la loro è la scelta giusta o hanno davvero ragione.

Però se mi guardo indietro sono soddisfatto di quello che ho fatto. Ho studiato e letto tanto, ho viaggiato, ho conosciuto molte persone, ho amato, odiato e ancora amato per poi ricominciare di nuovo. Ho cari amici che ormai conosco da 15 anni. Ne ho di nuovi che conosco da pochi mesi.

Quindi posso proiettarmi in avanti. Manca poco ma sono pronto. Per festeggiare farò una cosa da giovane. Mi farò un festival musicale di una settimana a Budapest in campeggio. Ma anche una da vecchio (però per ora non dico cosa). In autunno andrò a vivere da solo (beh non proprio da solo, con dei coinquilini). E poi sono innamorato. Quindi festeggerò con una persona davvero speciale.

Sarò ufficialmente anche io un 30enne. Probabilmente uno di quelli, precari, in crisi perché non sa chi è e non si ritrova nei modelli a cui viene richiesto di conformarsi, messo costantemente alla prova da se stesso, ma arrogante e supponente quanto basta per passare tutto questo come se nulla fosse.

Tutto esattamente come prima.
Quando ero giovane, tenevo un "diario dei rimpianti" in cui annotavo i miei errori. E non passava mai un solo giorno senza che lo dovessi aprire venti o trenta volte. Non appena capii che sarebbe sempre stato così, decisi di abbandonarlo.
Ancora oggi, quando medito prima di addormentarmi sulla giornata trascorsa, non c'è giorno in cui non abbia commesso qualche sbaglio.
E' quasi impossibile vivere senza commettere errori, ma le persone saccenti non sono pronte ad ammetterlo.
(Hagakure, I, 173)

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Walking in my shoes
martedì, 26 giugno 2007, 02:11 - Storie di vita
Schiena contro il muro. Sono pronto. Via. Un passo. Due. Respiro. Tre. Quattro. Affanno. Indietreggio. Il saldo ancoraggio del muro di nuovo dietro. La tranquilla sicumera di un appoggio. Non è comodo. Non è il migliore. Semplicemente c'è. Di fronte a te la possibilità di trovare un appiglio più sicuro. Sembra di essere incollati. Devo staccarmi. Riproviamo.

Schiena contro il muro. Primo passo. Secondo, terzo. Il quarto è incompiuto. Panico. Non demordo.

Sai che prima o poi dovrai affrontarlo quel percorso. Perché ti tiene distante dal mondo. Mica è facile, lo sai. Come lo sa chiunque. Le notti insonni, il fegato che fa male. E' terrore puro quello che ti tiene incollato.

Eppure ci provi. Sbagliando. Mica avevo detto di essere perfetto. Eppure ci provo e subito dopo che ci ho provato me ne pento. Non sapevo dove mettevo il piede. A volte proprio perché hai paura lo metti nel posto sbagliato. Per confermare a te stesso che stavi sbagliando.

Eh no, così non va. Ricominciare da capo.

Schiena contro il muro. Uno, due. Respiro. Tre. Quattro. Cinque sei sette. Di nuovo l'affanno. Hai già rischiato tante volte. E sei caduto da altezze più alte. Le ossa rotte hanno tenuto il sonno lontano a lungo. Eppure sei ancora qui. Otto. Nove. Ti senti in bilico, eh? Hai pensato che se cadi magari qualcuno ti tira su? E se addirittura ti prendesse per il braccio prima di toccare terra? Può accadere. Certo. Magari no. Ma può accadere. Dieci.

Sono tante le volte che ho ricominciato da capo. Ripassare i propri errori. Correggerli. A volte ci ricammino sopra. Il cammino si è impresso nel terreno e come un binario lo si ripercorre pur contro il proprio volere. Non se ne esce facilmente. Se ne esce. Ma non facilmente.
Now I'm not looking for absolution
Forgiveness for the things I do
But before you come to any conclusions
Try walking in my shoes

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