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Guida galattica per autostoppisti
domenica, 25 marzo 2007, 18:12 - Libri
Questo pianeta ha, o meglio aveva, un fondamentale problema: la maggior parte dei suoi abitanti era afflitta da una qualsiasi costante infelicità. Per risolvere il problema di questa infelicità furono suggerite varie proposte, ma queste perlopiù concernevano lo scambio continuo di pezzetti di carta verde, un fatto indubbiamente strano, visto che a essere infelici non erano i pezzetti di carta verde, ma gli abitanti del pianet.

E finalmente sono riuscito a leggermi Guida galattica per autostoppisti di Douglas Adams. Dopo aver passato gli ultimi mesi tra saggi e articoli di Scienza (si per me Scienza ha la S maiuscola, come religione ha la r minuscola) sono riuscito a concedermi una lettura di puro cazzeggio.
La mia mente è troppo vasta per essere riempita da una qualsiasi occupazione.

Non è molto consueto per me vedermi prima il film (ne ho parlato un po' di tempo fa qui) di qualcosa che voglio leggere, però ammetto che in questo caso ero ignorante (nel senso che lo ignoravo proprio) a riguardo del libro, quindi ben venga che un film mi abbia fatto scoprire qualcosa. E in fin dei conti il film era stato scritto dallo stesso Adams, quindi come si fa a dire che poteva essere qualcosa di minore?
Chi sono io? Qual è lo scopo della mia vita? Dal punto di vista cosmico ha veramente importanza se non mi alzo per andare a lavorare?

E infatti se già ero entusiasta del film, il libro non è stato da meno. Le trovate sono le stesse e sono geniali. E' un libro meraviglioso che si legge tutto d'un fiato e sinceramente esilarante. Beh oddio, se non vi piace l'umorismo inglese alla Monty Phyton evitate pure. Ma se lo adorate vi piscerete sotto dalle risate. E che sia un cult è sicuramente fuori di discussione, in rete è pieno di riferimenti alla Guida galattica: un paio di esempi? Avete presente BabelFish il servizio di traduzioni di Altavista? Secondo voi chi si è inventato il nome? E la stella Googlepex vi ricorda qualcosa?

Dopo una giornata di lavoro non potrete non immedesimarvi nel protagonista, chi non si è mai sentito catapultato nell'universo? Io mi sono già ordinato il secondo libro della saga. Se voi volete perdere ancora tempo fatelo, però non dite che non siete stati avvertiti.
Oggi deve essere giovedì. Non sono mai riuscito a capirli i giovedì.

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Koop @ Auditorium
domenica, 18 marzo 2007, 16:22 - Musica, Vita da dottorando
Venerdì per non farmi mancare nulla ho passato una giornata all'Auditorium. Poiché sono uomo di cultura con una vena di masochismo ho cominciato la mia permanenza con il Festival della Matematica. Perché? Da un po' di tempo i miei studi e la passione per lo studio mi hanno avvicinato ad alcuni concetti matematici e visto che il Festival ha portato alcuni dei più insigni matematici ho deciso di approfittarne.

Già il giorno primo ero andato lì per vedere Andrew Wiles, colui che ha dimostrato l'ultimo teorema di Fermat. Peccato che c'era talmente tanta gente che non sono riuscito ad entrare (due euro di parcheggio regalati al comune di Roma).

Il giorno dopo mi sono attrezzato e sono arrivato un'ora prima. Ma evidentemente esiste al mondo gente più intelligente di me, che è arrivata due ore prima, perché non sono riuscito ad entrare alla prima conferenza. Per fortuna ce ne era una seconda. E per fortuna che il personale dell'Auditorium ha stabilito che chi entra deve poi uscire per consentire anche ad altri di assistere. Se non fossimo stati in Italia sarebbe stata una bella prova di civiltà. Purtroppo la solita cultura italiana di prevaricazione sul prossimo ha fatto sì che un nutrito gruppo di persone si barricasse dentro l'Auditorium per assistere alla seconda conferenza. Ho assistito a urla da stadio contro quelli che non volevano uscire. Un'occasione in più per essermi vergognato di essere italiano. Non per quelli che urlavano ovviamente. Ma per gli incivili che non sono voluti uscire. Manco avessero regalato cibo in sala.

Fortunatamente per me, essendo arrivato per tempo per la prima conferenza ero abbastanza avanti per entrare alla seconda conferenza. E nonostante mi abbia detto bene ho rosicato lo stesso, visto che in realtà a me interessava più la prima e la seconda era un riempitivo visto che alle 21 avevo altro da fare lì.

Eh si perché c'era il concerto dei Koop. E dopo essermi fatto un pomeriggio di conferenze da solo, mi sono fatto un concerto da solo. Ormai sono del tutto autosufficiente. Ed ovviamente stando lì dal pomeriggio mi sono messo in fila presto e mi sono messo in primissima fila. Il concerto era nell'unica sala del posto senza le sedie, una sala pensata per eventi un po' più alternativi. E la cosa bella era che alla fine l'aria sembrava quella di un club, piuttosto che di un'istituzione seria come quella dell'Auditorium Parco della Musica di Roma.

Prima dei Koop c'erano gli Homunculus 1.1. Ora, a me spiace essere impietoso e di solito quando si tratta di portare avanti gruppi italiani sono sempre contento, ma 'sti due non se potevano proprio sentì! Non so se hanno voluto azzardare qualcosa che non gli è riuscito o se la loro musica è sempre così inconsistente, ma che il loro concerto non sia stato riuscitissimo devono essersene accorti da soli vista la scarsa risposta del pubblico. Un dj set fatto di suoni vecchi, a volte decisamente fuori tempo (inteso come battute al secondo) e noioso.

Per fortuna poi sono arrivati i Koop, che si sono fatti attendere molto e si sono concessi davvero poco (un'ora di concerto più due bis). Però si sono fatti valere. Per chi non li conosce, sono un duo svedese che fa musica elettronica mista a jazz, qualcosa che i precisini delle etichette chiamano nu-jazz. Il risultato sono suoni fantastici con atmosfere affascinanti e spesso un po' retrò (non mi sopporto quando faccio quello che se ne intende quindi la pianto subito).

La cosa bella è che non fanno un dj set o meglio, loro due si presentano con i loro attrezzi da dj set (computer, campionatori, sintetizzatori, etc.) e in più hanno una band composta da batteria (con un batterista con i controcoglioni), contrabbasso, percussioni/tromba e xilofono e infine con la splendida Yukimi Nagano alla voce.

Il risultato è stato un concerto favoloso a metà tra musica elettronica e jazz che ha lasciato tutti quanti elettrizzati. E fanculo che stavo da solo.
Hey, Summer Sun
You always smile
Clouds in the sky
You never mind
Happy or sad
You always shine
Never before
I've met your kind

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Yann Tiersen
mercoledì, 14 marzo 2007, 15:05 - Musica
Era tanto tempo che volevo vedere Yann Tiersen dal vivo. E stavolta che finalmente suonava all'Auditorium rischiavo di perdermelo. Un po' perché mi sono mosso tardi (anche se considerare tardi 3 settimane di anticipo mi sembra alquanto esagerato) un po' perché non pensavo che avrebbe richiamato così tanta gente. Tant'è che la voglia di vederlo ha fatto sì che facessi una di quelle cosa che si fanno per gli eventi da stadio. Sono andato lì a cercare due biglietti fuori dall'Auditorium. Il posto non è proprio simile ad uno stadio e i bagarini non ci sono. C'è un elegante biglietteria con tanto di addetto al controllo della fila. Domandare è lecito, rispondere è cortesia. Avvicino l'addetto e domando "ma qualche biglietto per Tiersen è rimasto" e lui con grande naturalezza "certo posti in piedi a 5 euro". Non è comune per me vedere concerti seduto, ma in un posto come quello non ti aspetti che possa accadere. Me lo sono guardato un po' male e incuriosito, ma che mi sta prendendo in giro questo qui? "In piedi? Sul serio?" ovviamente io sono qui per passare una bella serata e divertirmi, lui lavora quindi non sta giocando "si posti in piedi". Dice sul serio.
Ovvio che non ci ho pensato due volte e sono entrato.

Ho già visto diversi concerti all'Auditorium ma questo, sinceramente, mi è sembrato un po' strano. Tiersen e la sua band hanno fatto un bellissimo concerto, con chitarre basso e batteria hanno reso le canzoni un po' più ritmate e sono riusciti a mantenere la stessa aria da sogno delle sue canzoni. Mi ha anche fatto Monochrome che io adoro e mi ha reso davvero felice. Ma l'atmosfera era strana. Sembrava di vedere un filmato di un concerto degli anni '60 quando ancora si facevano nei teatri con la gente seduta e composta. Sembrava un po' impersonale, il suono era poco avvolgente, anche se ovviamente l'acustica era perfetta. Non è stato brutto. E' stato strano.

Vabbé l'importante è che l'abbia visto e che sia soddisfatto. Il resto è superfluo.
nothing but silence around me

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Marilù Lorèn @ Sinister Noise
giovedì, 8 marzo 2007, 18:15 - Musica
Negli ultimi tempi i Marilù Lorèn stanno centellinando i loro concerti. Era da un po' che non si facevano sentire e se non fosse stato per il vecchio MSN messenger che a volte avvicina le persone mi sarei perso questo bel concertino.
Prima del concerto un paio di componenti del gruppo mi hanno detto "eh mi dispiace apriamo con il pezzo che a te non piace". Li ho guardati un po' interrogante ma ho sorvolato ed ho tirato avanti, chissà che volevano dire.
Il concerto è in un localino nuovo di Roma che visto come tratta le band non credo avrà molto futuro. Mi sono ritrovato a dover pagare il biglietto di ingresso ad uno dei componenti del gruppo, il che per loro mi è parso un po' imbarazzante (per vendicarli non ho consumato nulla, neppure una birettina).
Dall'ultimo concerto mi sembrano cresciuti ancora di più. Sono rimasto enormemente colpito dagli arrangiamenti di alcuni pezzi. Certi finezze sinceramente non le ricordavo, non che prima non ne avessero, ma la cura che ho notato questa volta dei pezzi è stata una vera sorpresa.
Il fatto che non suonassero dal vivo da un po' li ha evidentemente caricati perché hanno suonato con un vigore ed un'energia decisamente coinvolgente.
Alla fine del concerto mi sono complimentati con tutti loro e praticamente ognuno di loro, individualmente, mi ha chiesto se mi era piaciuto il primo pezzo. "Strano" ho pensato, è vero che li seguo spesso e volentieri, ma non era un pezzo nuovo ed è singolare che chiedano con tanta curiosità solo a me di questo primo pezzo.
Quando ormai mi sono reso conto che tutti quanti mi rivolgevano questa domanda ho chiesto a Lorenzo, il cantante, il perché di ciò.
E qui ho scoperto che il detto latino "Verba volant, scripta manent" non va mai sottovalutato. L'anno scorso scrissi che il primo pezzo (lo stesso di questa volta) non mi era piaciuto granché. Particolare che sinceramente non ricordavo. Io no, ma loro si. La cosa piacevole, oltre a quella di sapere di essere letti, è la consapevolezza di poter cambiare idea. L'altra volta non mi era piaciuto, questa volta si.
Che vi devo dire sono volubile.

Tra un po' suoneranno di nuovo, quindi vi consiglio di farvi un bel giro sul loro sito per conoscere le date dei concerti e il nuvo album (che uscirà tra pochissimo) e sul loro spazio su MySpace per sentire qualche loro bel pezzo.
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John Belushi
lunedì, 5 marzo 2007, 23:09 - Film
Sono molti gli attori che hanno una carriera folgorante e poi con la loro morte entrano nel mito: James Dean, Marylin Monroe, Rodolfo Valentino, River Phoenix (vabbé magari lui proprio mito non è, però avete capito che intendo!).
Nessuno di questi può essere paragonato a John Belushi. Parliamoci chiaro, Belushi non era un ribelle costruito ad hoc per le scene: se avete visto Animal House sapete cosa intendo (se non lo avete visto, cosa avete fatto tutti questi anni???).

E' un mito che è rimasto in molti cuori, le sue battute, le sue espressioni, il modo in cui si muoveva.


Oggi sono 25 anni dal giorno in cui se n'è andato.
Ci manchi John.
La scena è il solo posto dove sono consapevole di quanto sto facendo.


P.S. Vi segnalo un paio di begli omaggi a Belushi su Desktop Tales e su L'orso ciccione.
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Il mio numero di Erdős
domenica, 4 marzo 2007, 18:20 - Libri, Vita da dottorando
Da un po’ di tempo m’è presa una passione per la matematica (sono un nerd, lo so) e sto leggendo diversi libri che hanno a che fare con questa materia. Fortunatamente anziché addentrarmi nei meandri di oscure formule e dimostrazioni, mi sto leggendo storie sulla matematica: biografie di matematici come Paul Erdős, storie su come hanno risolto equazioni e da queste sono scaturite nuove branche della matematica, elucubrazioni sui numeri primi e l’ipotesi di Riemann.

E proprio su quest’ultimo tema mi sono letto L’enigma dei numeri primi di Marcus Du Sautoy. Un lungo racconto dalla prima formulazione a metà dell’800 di questa ipotesi (tranquilli non vi ammorbo con formule!) sino ai giorni nostri. Un affascinante racconto nei meandri oscuri di quella che da molti è la materia più odiata.

E la cosa folle è che io ci trovo strettissimi legami con le scienze cognitive! Probabilmente finirò pazzo come molti matematici. Intanto ho già scoperto che ho un numero di Erdős. Cos’è? Paul Erdős è uno dei più prolifici ed eccentrici matematici del ‘900 (leggetevi L’uomo che amava solo i numeri), oltre ad essere prolifico ha collaborato con moltissimi scienziati, più di 500. Data questa mole è nata l’usanza scherzosa di calcolare la distanza collaborativa da Erdős: chi ci ha collaborato direttamente ha il numero 1, chi ha collaborato con un suo collaboratore ha il numero 2, e così via.
Incuriosito ho fatto qualche ricerca (suffragato dal fatto che nel frattempo hanno creato strumenti per vedere se c’è un percorso) e sono riuscito a scoprire che nonostante la profonda differenza di campo di ricerca, tramite collaborazioni varie ho anche io un numero di Erdős: 8!!!
Certo non è molto, ma per un psicologo direi che è un traguardo, visto che ci sono matematici che non ce l’hanno! A che serve tutto ciò? A nulla. Ma mica si vive sempre di cose serie!
:p
Wir müssen wissen Wir werden wissen (Noi dobbiamo sapere. Noi sapremo)
David Hilbert

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Il nick ancestrale
sabato, 3 marzo 2007, 13:56 - Inutilia
Beh non potevo esimermi dal provare una delle mode che più vanno tra gli italici blog:
L'analizzatore di nickname ancestrale del Prof. Pinetti.



Inutile dirvi che naturalmente rispecchia completamente il mio umore!
D'ora in poi potrete registrarmi tra i vostri bookmark e rubriche come Sole Grigio.

:)
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L'Orso Ciccione
mercoledì, 28 febbraio 2007, 17:17 - Gironzolando per la rete
Il blog langue. Il tempo passa e mi sembra di fare molto poco (e forse è così in effetti) eppure le mie giornate sembrano sempre tanto piene.
Il periodo come avrete capito non è dei migliori. E come si consola uno che se ne sta tutto il santo giorno a farsi l'abbronzatura da LCD?
Ma naturalmente guardandosi degli splendidi fumetti online (ah ecco come passo il tempo, leggendo i blog altrui!.

Dopo le Dektop Tales questa è la volta del blog de L'Orso Ciccione. Delizioso e molto ironico. Se già vi siete affezionati a Eriadan, andate anche qui.

L'orso ciccione
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Desktop Tales
giovedì, 22 febbraio 2007, 18:49 - Gironzolando per la rete
Proseguo sul filone strip e vi segnalo una iniziativa recente che è secondo me notevole.
Desktop Tales è il blog di Kappa un grafico, collega mac user. E su questo tema si sviluppano le sue strip, meglio mac o meglio win?
Il confronto lo fanno direttamente due computer con i diversi sistemi operativi e visto che uno dei due ha gli incubi, nessuno ha dubbi su chi ne esca vincitore!

Se vi perdete il link, non preoccupati, da oggi prende posto nella sezione "SUL MONITOR". Come quale sezione "SUL MONITOR"??? E poi sono io il rinco!
:)

Desktop Tales

A proposito, non sono tante le vignette, quindi potete vederle sin dalla prima, ve lo consiglio!
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Working memory
mercoledì, 21 febbraio 2007, 00:38 - Vita da dottorando

A recent survey by U.C. Berkeley found that 95% of all graduate students feel overwhelmed, and over 67% have felt seriously depressed at some point in their careers. In this talk, Jorge Cham recounts his experiences bringing humor into the lives of stressed out academics, examines the source of their anxieties and explores the guilt, the myth, and the power of procrastination.


Negli ultimi tempi mi identifico sempre di più nei personaggi di queste strip. Per alcuni sono depressogene. Beh in fin dei conti è la vita del dottorando ad essere depressogena. Molte delle persone che conosco ad un certo punto si sono chieste "quando la mia vita è diventata così complicata?". Io pian piano sto perdendo pezzi.

Negli ultimi tempi ho notato che la mia memoria a breve termine sta cadendo a pezzi. Ho un tempo di ritenzione delle informazioni che si aggira attorno ai 40 secondi, dopo i quali ogni traccia mnestica non memorizzata su post-it o agenda è persa per sempre. E faccio una fatica enorme a ricordarmi di guardare l'agenda. Per foruna invece i post-it non sono reali (altrimenti starei qui ad elencare i 10 posti più assurdi dove ho trovato post-it spacciati per persi!) ma virtuali e quindi virtualmente appiccicati sul desktop del mio iBook che per mia somma fortuna (o sfortuna?) sta appiccicato alla mia faccia per buona parte della giornata. L'abbronzatura da cristalli liquidi mi dona!

C'ho più memoria sul computer portatile che in capoccia!
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