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Manituana
domenica, 1 luglio 2007, 23:12 - Libri
Ci risiamo. I Wu Ming colpiscono ancora. E piazzano un affondo decisamente niente male. Per i pochi che ancora non lo sapessero i Wu Ming sono un insieme di scrittori che anziché scrivere ognuno per conto proprio hanno deciso di mettere insieme le loro teste (le facili battute sul fatto che tutti insieme non ne formano una, sono appunto troppo facili) per scrivere romanzi. Lo fanno anche singolarmente, ma il loro meglio lo danno in gruppo. Sono come una band. Le carriere soliste di solito non funzionano granché.
Hanno iniziato nel 1999 con Q, ma allora si facevano chiamare Luther Blisset. Poi nel 2002 hanno pubblicato 54 questa volta con il nome Wu Ming (che per inciso significa "nessun nome"). E adesso arrivano con Manituana.

Queste persone usano un nome collettivo in parte per sfuggire al concetto di autore come star. Anche se ormai delle star le sono diventate. Comunque sia, sanno fare il loro lavoro. A cominciare dal sito che hanno creato per l'uscita del loro romanzo, che contiene un trailer del libro, canzoni ispirate o legate al romanzo, racconti di contorno al romanzo e ovviamente recensioni. E in mezzo alle recensioni è possibile trovare anche delle vere perle, come quella pubblicata su L'avvenire che con incredibile veemenza si scaglia contro il loro modo di scrivere. Ora, sono sicuramente l'ultimo a poter parlare (il mio stile di scrittura non è certo tra i più meritevoli), però sono un lettore. E mi piacciono autori come Roth, come DeLillo, come Tom Wolfe e come Foster Wallace (ma l'avete mai letto Infinite Jest??? Stupendo!!!). I Wu Ming non saranno forse eccezionali, però hanno uno stile che spesso mi ricorda alcuni grandi scrittori americani contemporanei, che sono tra i miei preferiti. E siamo arrivati al 3° loro romanzo che leggo. E ne sono sempre più convinto.
Ancora più divertente è la "recensione preventiva" di Libero dove un sedicente scrittore/giornalista ha il coraggio di recensire un libro prima di averlo letto. Bisogna dire che di coraggio ce ne vuole parecchio.

Veniamo infine al libro. Manituana è la storia della guerra di indipendenza americana. Raccontata però dalla parte di chi combatteva contro i coloni americani, ossia una parte degli indiani che difendeva le proprie terre e da chi era ancora fedele al Re Inglese per proteggere i propri privilegi. Bisogna dire innanzitutto, che gli indiani non furono tutti dalla stessa parte. Alcuni si schierarono con i coloni, altri contro.
Se la mia casa brucia, il mio vicino è in pericolo.

Come seconda cosa, pur mettendo dentro molta della saggezza che abbiamo imparato avesse il grande popolo degli indiani d'america, non ci mostra delle persone spiritualmente elevate. Insomma, niente favolette: gli indiani scuoiavano i nemici - che fosse l'uomo bianco o meno, poco importava, uccidevano senza pietà, portandosi in giro teste mozzate e scalpi, e si ubriacavano col rum fino a diventare solamente degli inutili ubriaconi. Insomma non sempre ci fanno una bella figura.

Lottano tutti per conquistare una terra libera. Poco importa che qualcuno ci fosse già da prima e altri convivessero pacificamente. La guerra è guerra e abbrutisce anche gli spiriti più nobili, fino a fare diventare predatori insaziabili anche le persone più equilibrate.
Manituana è un libro dove lo spirito delle persone è messo a dura prova e in molti casi non possono far altro che seguire e adeguarsi al corso degli eventi.
A ben guardare, pur con tutta la forza delle sue acque, il San Lorenzo s'era dovuto accontentare dell'unico letto possibile. La scelta era stata soltanto un modo di dire, un punto di vista ristretto, che non teneva conto di troppi dettagli. Allo stesso modo, pensò, gli uomini si convincono di scegliere, ma il cammino che percorrono è sempre l'unico che hanno a disposizione.

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L'ora del cazzeggio
venerdì, 29 giugno 2007, 16:13 - Gironzolando per la rete
Dopo troppi momenti seriosi, è finalmente l'ora del cazzeggio.
Segnalo quindi due cose stupende.

La prima è la mitica Llama Song un vero cult che volendo trovate su YouTube, ma di cui io preferisco l'originale in flash (è un loop, quindi potreste andare avanti per ore) che trovate sul mitico Albino Blacksheep (un sito che negli anni ha segnalato i migliori file in flash, per veri nullafacenti!).

La seconda sono gli Umbilical Brothers di cui ha già parlato il Bla in un commento. Su YouTube trovate tantissimi spezzoni del loro spettacolo e di loro apparizioni televisive. Io vi segnalo i due da cui secondo me dovete partire, dopodiché potrete passare a vedere tutti gli altri.

Il primo è Giving the finger.


Il secondo si chiama Encore.


Buon cazzeggio!
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Walking in my shoes
martedì, 26 giugno 2007, 02:11 - Storie di vita
Schiena contro il muro. Sono pronto. Via. Un passo. Due. Respiro. Tre. Quattro. Affanno. Indietreggio. Il saldo ancoraggio del muro di nuovo dietro. La tranquilla sicumera di un appoggio. Non è comodo. Non è il migliore. Semplicemente c'è. Di fronte a te la possibilità di trovare un appiglio più sicuro. Sembra di essere incollati. Devo staccarmi. Riproviamo.

Schiena contro il muro. Primo passo. Secondo, terzo. Il quarto è incompiuto. Panico. Non demordo.

Sai che prima o poi dovrai affrontarlo quel percorso. Perché ti tiene distante dal mondo. Mica è facile, lo sai. Come lo sa chiunque. Le notti insonni, il fegato che fa male. E' terrore puro quello che ti tiene incollato.

Eppure ci provi. Sbagliando. Mica avevo detto di essere perfetto. Eppure ci provo e subito dopo che ci ho provato me ne pento. Non sapevo dove mettevo il piede. A volte proprio perché hai paura lo metti nel posto sbagliato. Per confermare a te stesso che stavi sbagliando.

Eh no, così non va. Ricominciare da capo.

Schiena contro il muro. Uno, due. Respiro. Tre. Quattro. Cinque sei sette. Di nuovo l'affanno. Hai già rischiato tante volte. E sei caduto da altezze più alte. Le ossa rotte hanno tenuto il sonno lontano a lungo. Eppure sei ancora qui. Otto. Nove. Ti senti in bilico, eh? Hai pensato che se cadi magari qualcuno ti tira su? E se addirittura ti prendesse per il braccio prima di toccare terra? Può accadere. Certo. Magari no. Ma può accadere. Dieci.

Sono tante le volte che ho ricominciato da capo. Ripassare i propri errori. Correggerli. A volte ci ricammino sopra. Il cammino si è impresso nel terreno e come un binario lo si ripercorre pur contro il proprio volere. Non se ne esce facilmente. Se ne esce. Ma non facilmente.
Now I'm not looking for absolution
Forgiveness for the things I do
But before you come to any conclusions
Try walking in my shoes

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Wong Kar Wai
sabato, 16 giugno 2007, 18:40 - Film
Dopo le mie disavventure col governo cinese sono stato invitato a riappacificarmi con loro interessandomi delle loro produzioni cinematografiche, che erano carenti su queste pagine (e così speriamo che si decidano a rendermi nuovamente visibile!).
Per la precisione mi è stato caldamente consigliato (un'offerta che non potevo rifiutare...) di vedere i film di Wong Kar Wai. E mi si hanno segnalato tre film, da vedere nell'ordine: Hong Kong Express, Angeli perduti, In the Mood for Love.

Premettiamo che in fatto di cinema cinese sono abbastanza ignorante (e quindi sono stato giustamente censurato). Inoltre, non sono un esperto, mi piacciono i film, me li vedo. Punto. E a volte ne parlo. A sproposito. Punto (a maggior ragione, censura!).

Insomma, tutto mi sarei potuto aspettare ma non dei film così belli. Ma belli sul serio. No, di più. Non so perché, ma avevo qualche pregiudizio sul cinese. Niente di trascendentale, ma avevo visto qualche cosina di quelle ultra-spettacolari che, per carità, belle si, ma di livello decisamente diverso.

Wong Kar Wai è qualcosa di diverso. C'è da dire che probabilmente l'essere di Hong Kong, e quindi inserito in un ambiente più internazionale, lo rende a se stante nel panorama cinematografico. Ma non ho al momento molti punti su cui basare quella che è una intuizione dettata dal fatto che non ne conosco altri.

Sono tre film molto diversi anche se hanno una linea di fondo spesso molto simile: in tutti e tre casi sono presenti storie d'amore molto difficili, tormentate, a volte taciute. Però non è facile pensare a questi film come a dei film d'amore (specie se pensate a certi film europei).

Sono costruiti con una regia molto insolita che usa spesso piccoli trucchetti (come il rallentato) per dare forza alle emozioni dei personaggi. Cosa che per altro, riesce benissimo perché ci si lascia facilmente coinvolgere.

Personaggi e storie intrecciate, un'ironia molto particolare, scene fumose. Di ingredienti ce ne sono in abbondanza per rendere i suoi film qualcosa di assolutamente godibile.

Saluti cinesi al mondo, again.
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Ristorante al termine dell'universo
mercoledì, 13 giugno 2007, 12:59 - Libri
Al principio fu creato l'universo. Questo fatto ha sconcertato non poche persone ed è stato considerato dai più come una cattiva mossa.

Guida galattica per autostoppisti di Douglas Adams mi aveva profondamente appassionato e divertito. Come resistere e non continuare con la saga? Il secondo pezzo di questa esilarante avventura è Ristorante al termine dell'universo, dove troviamo nuovamente Arthur Dent (interpretato nel film tratto dal primo romanzo da un fantastico Martin Freeman), Zaphod Beeblebrox, Ford Prefect, Trisha McMillian detta Trillian e il fantastico robot depresso Marvin.
Mi chiedo come facciate a vivere con capacità mentali così limitate.

I due libri sono collegati, visto che il secondo si riallaccia subito al finale del precedente, dando continuità all'avventura iniziata milioni di anni fa con la costruzione di Pensiero Profondo il super computer che deve dare la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l'universo e tutto quanto.
Era un sognatore, un pensatore, un esperto di filosofia teoretica, o, come lo definiva sua moglie, un'idiota.

Le avventure sono pazzesche le risate tante. I colpi di scena pure. Ho divorato il libro in un paio di giorni. Mettetevi addosso il vostro asciugamano e se non avete ancora comprato la vostra copia della Guida Galattica sbrigatevi, costa poco e la scritta Don't Panic vi tranquillizzerà.
Sapete, non si è mai veramente soli quando si ha un papero di gomma.

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Capossela/Brunello @ Auditorium
venerdì, 8 giugno 2007, 02:31 - Musica
Era da tempo che mi mancava da visitare la sala Santa Cecilia dell'Auditorium di Roma, che è poi quella per cui è famosa. Il tetto bombato di Renzo Piano. Di solito è la sala dedicata alla musica classica. O agli eventi davvero importanti. E nonostante mi sia visto moltissimi concerti ormai all'Auditorium nessuno era stato grande abbastanza. Ci voleva quel geniaccio di Vinicio Capossela per farmici finalmente entrare. Il buon Vinicio, decisamente in forma e (misteriosamente) sobrio, ha organizzato una performance di quelle davvero uniche, insieme al violoncellista Mario Brunello, un cui pezzo solista ha ricevuto una (meritatissima) ovazione che ha fatto sfigurare (immeritatamente) il povero musicista (di cui non posso riportare il nome a causa di qualcuno che si è fregato il mio programma, ma di cui posso dire che suonava una viola da gamba) che ha eseguito il suo pezzo solitsta subito dopo.

Ma come al solito anticipo un sacco di cose, senza prima aver spiegato.

Chi si aspettava il solito concerto di Capossela è rimasto sorpreso nel vedere che non era un concerto in cui riproponeva i suoi soliti brani, ma una performance con uno tra i più famosi violoncellisti italiani, Mario Brunello, insieme a tre altri musicisti che suonavano due viole e una viola da gamba e ad un musicista al campionatore e al teremin. Con questa insolita formazione hanno presentato uno spettacolo dal titolo "Fuggite amanti, Amor" - Rime e Lamentazioni per Michelangelo, dove venivano musicati dei sonetti di Michelangelo Buonarroti, più un paio di inediti di Capossela.

Capossela è decisamente uno dei migliori artisti italiani. Ciò che la sua mente è riuscita a partorire ha dell'incredibile. Davvero. Uno che sa usare pianoforte e parole come Michelangelo usava i pennelli.
L'accostamento è facile, lo so, ma alle 2 di notte non si può chiedere di più.
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La banda del mestolo
lunedì, 4 giugno 2007, 15:24 - Storie di vita
Finalmente dopo essermi ripreso un pochino, trovo il tempo per scrivere. Ripreso da cosa? Da acqua, fango e sangria. Il tutto in proporzioni esagerate. Ma procediamo con ordine.

Quando il bla chiama tsu (se non dorme) risponde.
bla: bella
tsu: bella
bla: c'è una festa
tsu: ah, i soliti?
bla: si
tsu: si dorme in tenda di nuovo?
bla: si
tsu: con sangria?
bla: si
tsu con mestolo?
bla: si
tsu: solito posto?
bla: no

A volte è di poche parole, il bla, ma buone. E come dargli torto, alla fine non c'è molto altro da dire. E se non avete idea del perché vi consiglio di rileggere un paio di post dell'anno scorso: Toga Party e La festa nel bosco.

La prima cosa da fare era convincere la G! a venire con me. Devo dire che è stato piuttosto difficile e tortuoso ma con la mia incredibile dialettica sono riuscito a farle spostare gli impegni di lavoro per venire con me ("C'è una festa come quella dell'anno scorso, andiamo?" "Si.").

Il secondo passaggio è stato recuperare l'attrezzatura. La tenda ce l'ha il bla, il sacco a pelo c'è, il telo da mettere sopra la tenda me lo porto? Ma no a che mi serve è una notte(quando si è idioti, si è idioti). Ah però ho un bel telo isolante da mettere dentro, si dai, questo si che il terreno magari è un po' umido (un po'...).

Una volta che ho caricato l'attrezzatura, lo spazzolino e la G! in auto sono partito alla volta di Cisterna di Latina, ridente (...) località della provincia pontina.
Il viaggio benché breve è stato intenso, servivano dei limoni (e se ne sono ricordati di sabato 2 Giugno alle ore 19.00) per una tequila bum bum che penso nessuno abbia mai fatto, ma che sicuramente nessuno mi ha mai offerto, e la ricerca degli agrumi non è stata semplice. Una volta trovato un fruttivendolo abbiamo acquistato anche un'enorme cocomero, che però nessuno ha mangiato (magari ha allietato il pomeriggio di quelli che il giorno dopo hanno ripulito tutto).

Arrivati finalmente alla festa sono stato introdotto ad uno dei festeggiati.
bla: sifu, lui è quello che bloccava il traffico alla festa dell'anno scorso.
sifu: ah, sei tu?
tsu: ehm...
bla: te lo ricordi lui?
tsu: mah, il nome...
bla: era quello col mestolo.
tsu: ah

Ovviamente a questo breve scambio di idee tra filosofi è seguito il rito della prima mestolata di sangria. E molte sono state le seguenti.

Sarà stata la fiducia accordatami dalla prima mestolata, o il panino con porchetta (l'ultimo pezzo della porchetta intera che avevano portato l'ho visto azzannare il giorno dopo a colazione!) che ho addentato subito dopo, o una enorme botta di culo, che ho deciso che la tenda questa volta la montavo subito. E d'ora in poi non mi porrò mai più un simile quesito. La prima cosa da fare è sicuramente montare la tenda. Perché a metà serata è cominciata una leggera ma costante pioggerelina. Che ha ben presto trasformato tutta la vigna, dove avremmo dormito, in fango.
Ma tra mestolate di sangria, danze sfrenata e baldorie varie (compreso l'aver preso di peso una ragazza e rovesciata dentro il bigonzo della sangria, che poi naturalmente abbiamo continuato a bere) ce ne siamo allegramente fregati fino a quando...
è difficile dare l'idea del tempo che scorre, quindi immaginate di vedere le immagini velocizzate di una tenda, di due che ormai giorno si preparano a dormire in tenda, che si addormentano

...fino a quanto ad un certo punto del mio inconsapevole sonno mi sveglio perché madre natura chiama per un impellente bisogno di natura fisiologica: il profumo dei campi, il dolce suono della pioggia sulla tenda, i litri di sangria, i miei piedi zuppi...zuppi?

Porca miseria, sveglio la G! in fretta e furia ("tesorinooo, mi spiace svegliarti ma stai galleggiando") e ci interroghiamo sul da farsi. Verso la fine della tenda c'è fango. Molto fango. Dovuto in parte anche al fatto che la notte prima, avevamo incautamente lasciato aperto un pezzo di tenda. Ma poi avevamo chiuso. La tenda trasuda, porca zozza il telo. Ah però c'è quello sotto. Si, c'è. Ed è zuppo. Non siamo bagnati solo perché il materassino isolante sotto il sacco ci ha protetti, però...quà e là ci sono pozze d'acqua. E restare è impossibile.
Infilo i pantaloni che avevo preventivamente infilato nello zaino. Sono zuppi. E così i calzini. Il sacco fortunatamente mi ha protetto e la maglietta che avevo addosso è asciutta. Esco fuori, e il campo è diventato un campo di fango. Che si attacca come colla alle scarpe. E ogni passo è uno strato in più di fango che si attacca, rendendo impossibile camminare. Porto gli zaini in macchina, perché così si proteggono (che tanto era già tutto bagnato, ma perché peggiorare?) e perché così la tenda è più leggera e possiamo portarla fino sotto il patio dove si è svolta la festa e smontare tutto. Che ora è ricoperto di fango.

Dal telo sotto di noi è uscita tanta di quella acqua che ridevano anche gli altri campeggianti, zuppi anch'essi. Quindi con poco da ridere, ma evidentemente eravamo i peggio messi.

E così alla fine, infangati, fradici e con 3 ore di sonno scarse, siamo tornati a casa.

Adoro le feste. :)

Per i più curiosi e con audio incorporato (necessario per comprendere il clima festoso), quello sotto è il bla, impegnato in una delle tante mestolate.


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The Godfather
mercoledì, 30 maggio 2007, 19:59 - Libri
Ci ho messo tanto ma ne è valsa la pena. Sono un gran fan della saga del Padrino (e come si fa non esserlo?) ma non avevo mai letto il libro da cui sono tratti i film (per la verità solo i primi due). Lo scrittore statunitense Mario Puzo scrisse The Godfather nel 1969 ed abbe un enorme successo. E ora ne comprendo il motivo.

Innanzitutto diciamo che ci ho messo una vita a leggerlo perché oltre ad essere corposo ho voluto cimentarmi nella lettura in lingua originale e quindi in inglese. Che è una cosa impegnativa. Se vi mettete a letto comodi comodi per rilassarvi e leggere non potete prendere un romanzone in inglese a meno che non conosciate la lingua davvero bene.

Perché torturarsi così? Masochismo, ovviamente. Però ora posso dire che è bello leggerlo in originale, perché ti fa calare davvero nel personaggio italoamericano. Che parla inglese ma che usa parole italiane per dare un carattere al proprio discorso. E questo con una traduzione non lo cogli. Come non lo cogli nel film che mi sono rivisto subito dopo e che mi sono visto anch'esso in lingua originale con sottotitolo in inglese, altrimenti chi ci riusciva a seguire Marlon Brando che sbiascica parole incomprensibili?

E' davvero un grande capolavoro.
I'll make him an offer he can't refuse.

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I feel free
martedì, 22 maggio 2007, 13:52 - Storie di vita
Elena protesta perché non aggiorno il blog. Che vuoi che ti dica tesoro, mi sento finalmente rinato e non ho tempo da perdere con voi fancazzisti della rete.

Cercavo stimoli. Ero affaticato. Sto ingranando. Ho trovato la marcia giusta. Anzi no, ho ritrovato dov'è che era la leva del cambio (fino a qualche settimana giravo con un auto con il cambio automatico, capirete la difficoltà a usare la leva del cambio!). Sto facendo mille cose, non ho tempo per stare dietro a tutto. Esco, mi diverto, studio, vado a correre, un sacco di concerti, film, pochi libri (il concetto di lettura prevede che ci si fermi e ora come ora è difficile), sto macinando chilometri come non mai (con relativo assottigliamento del portamonete). Sono andato due volte a teatro. La prima a vedere un musical su Beatrice Cenci scritto diretto e interpretato da un mio amico. La seconda a vedere MausSong uno spettacolo tratto dal fumetto Maus dove recitava una mia amica. Sono andato a vedere un film Rumeno in lingua originale con sottotitoli in italiano. Sono andato a vedere una due giorni di concerto dove suonavano Tarwater, of Montreal, Lo Fi Funk, Telefon Tel Aviv e Piano Magic. Stasera vado a vedere i Violent Femmes. Sto avendo idee per dare un senso al mio dottorato. Un po' meno idee per dare un senso alla vita, ma questo mi sembra un progetto un po' troppo ambizioso.

E' una strana sensazione. Sento pulsare il sangue, sento il cuore battere, sento macinare i pensieri (fosse l'effetto della mancanza di ossigeno quando vado a correre?). Mi sento vivo. Mi sento libero. Sento un lieve sorriso affacciarsi costantemente sulle mie labbra (si è decisamente anossiemia).

Voglio correre, saltare, gridare, andare in giro, parlare con gli sconosciuti. E' uno stato costante di inebriamento dovuto ad una pesante sbronza di vita. E' la vita.

Nota: ho preso in prestito il titolo del post dal nuovo singolo degli Xcoast che si chiama per l'appunto I feel free e che potete ascoltare gratuitamente su MySpace. E' una band romana e merita l'ascolto. Dopo aver sentito il singolo in radio ho scoperto (perché me l'ha detto lui, che manco l'avevo riconosciuto) che a cantare è Riccardo Bertini dei Mammooth.

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Giastar
lunedì, 21 maggio 2007, 00:16 - Gironzolando per la rete
Sapevo di avere amici non propriamente normali. Ma non pensavo che arrivassero alla follia.

Fu così che Gianluca perdendo una scommessa da vero sborone (complice forse un goccio di birra di troppo) decise di farsi da Imola a Venezia a piedi. In un mese. Con soli 250 euro in tasca.
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Eh si. Non sto mica scherzando. Ha aperto anche un blog che testimonierà le sue imprese.

A questo punto direi di supportarlo e di diffondere la notizia. Almeno qualcuno che lo raccoglie per strada e lo ospita si trova.

Che dire. In bocca al lupo Gianluca!!!

Seguitelo numerosi!
  |  permalink  |  Un interessante spunto per ciò che avete or ora letto

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